Casa di quartiere, rigenerazione urbana · 2026

Spazio Poi

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Spazio Poi
Spazio Poi

Sito su misura per la casa del quartiere nata nella ex Pescheria di Caltagirone: otto aree tenute insieme da una home sola, un plugin di prenotazione per il coworking e una mappa servita dal sito stesso, senza servizi di terzi.

Un edificio chiuso da anni, e otto cose da farci dentro

Spazio Poi è la ex Pescheria di Caltagirone, rimasta inutilizzata per anni e riaperta come casa del quartiere da Extopia APS, con il cofinanziamento del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dentro ci stanno un coworking, una caffetteria sociale, uno spazio per le mostre, i talk, i laboratori, le feste, le cene sociali. Non è una cosa sola, ed è questo che rende difficile raccontarlo.

L’identità visiva l’ha disegnata Barbara Scerbo, e a noi è arrivata già approvata, con una richiesta semplice: il sito. Il pubblico che voleva raggiungere sono gli under 35 della zona, quelli che un posto così lo useranno o non lo useranno a seconda di quanto in fretta capiscono se li riguarda.

Un marchio fatto di punti di sospensione

Il concept di Barbara racconta l’attesa e la proiezione al futuro: punti di sospensione e spaziature innaturali, come il vuoto largo fra “Spazio” e “Poi”, che cambiano e dialogano con i materiali intorno.

Il carattere dei titoli è Biscottini, fatto a pallini, e quello dei testi è Evans Narrow. Li ha disegnati Zetafonts.

Le tavole dell’identità di Barbara Scerbo, dal concept ai manifesti e all’abbigliamento.

Nel sito i pallini del logo diventano i fori della hero, le icone delle otto aree sono fatte degli stessi punti, e le frecce della segnaletica sono quelle che accompagnano link e card. Il nostro compito è stato portare in una pagina che scorre, e in movimento, un’identità pensata anche per muri, manifesti e borse.

La segnaletica di Spazio Poi: dieci frecce in tutte le direzioni composte da pallini neri
Le frecce della segnaletica di Barbara Scerbo, riprese nei link e nelle card del sito.
L'insegna di Spazio Poi: il logo a pallini forato in una lastra di metallo ossidato
L’insegna nel progetto di Barbara Scerbo: il logo forato in una lastra di metallo.

Il problema: otto porte, una casa sola

Uno spazio multifunzionale ha un problema di comunicazione che si vede subito. Se elenchi le funzioni sembri un centro servizi, e nessuno si affeziona a un centro servizi. Se le tieni insieme con una frase sola resti così vago che il lettore non sa cosa può andarci a fare davvero.

La struttura tiene le due cose separate. La home racconta il posto, con una sola idea per schermata, e chi vuole i dettagli entra in una delle otto aree, che hanno ciascuna la sua pagina: coworking, caffetteria, mostre, talk, workshop, mangiare sociale, casa del quartiere, feste. Titolo e riassunto di ogni card in home si cambiano dalla pagina della sua area, così tutto quello che riguarda un’area sta in un posto solo.

Una home che si attraversa

La home è un percorso di quattordici sezioni, cinque delle quali sono fotografie a tutta larghezza: il marchio sulla foto della ex Pescheria, la frase che dice cosa genera lo spazio, il claim, le ragioni, le otto aree, i prossimi eventi, gli articoli del magazine, la mappa, l’invito a scrivere.

Si entra dal marchio. I suoi pallini sono forati in una lastra scura, e attraverso i fori si vede la foto della Pescheria prima che la pagina si apra.

La home dall’inizio al fondo, poi il pulsante “Torna su” la riporta in cima.

Il fondo cambia colore tre volte in tutta la pagina. Inchiostro per aprire, crema per la parte che spiega il progetto, arancio per quello che è vivo adesso, cioè gli eventi e gli articoli, poi di nuovo inchiostro per chiudere. La regola è scritta in testa al file del template, così chi aggiunge una sezione la trova prima di cominciare.

Anche le misure seguono una regola. Corpi del testo e spazi vengono da una scala aurea in cui ogni gradino è il precedente moltiplicato per la radice del numero aureo, quindi ogni due gradini la misura cresce di 1,618 volte. La scala scende anche sotto il rem, per i margini più piccoli. Le interlinee del testo sono tre (1,618 per leggere, 1,272 per i titoli, 1 per i titoli grandi) e ciascuna fa cadere la riga su un gradino della scala.

La stessa proporzione decide le larghezze. Una riga di testo arriva al massimo a sessantadue caratteri, cioè il contenitore diviso per 2,618: il testo occupa la parte minore della sezione aurea. Eventi, magazine e mappa si dividono lo spazio al 61,8 e al 38,2 per cento invece che sulle colonne di Bootstrap, e le bande con le foto hanno proporzione 2,618, che su telefono diventa 1,618. Nel foglio di stile c’è anche una regola per chi verrà dopo: una misura fuori scala non si aggiunge, e se ne serve una vuol dire che manca un passo.

La mappa senza servizi di terzi

Serviva una mappa per dire dove si trova la Pescheria. Quelle dei fornitori soliti hanno smesso di andare bene: CARTO ha iniziato a chiedere una chiave e a stampare la scritta sopra le tessere, la versione scura di Esri si ferma al livello di zoom 16 e per trovare una via del centro storico serviva il 18, e MapLibre, la libreria che le alternative vettoriali richiedevano, pesa duecentoquarantotto kilobyte compressi contro i quarantasei di Leaflet.

La mappa adesso è un estratto vettoriale della zona di Caltagirone, un file da 1,4 MB che sta sul sito e da cui il browser scarica solo i pezzi che gli servono, qualche decina di kilobyte in tutto. E c’è un vantaggio oltre al peso: per vedere la mappa nessuno manda il proprio indirizzo IP a un servizio di terzi.

La sezione Nel cuore storico di Caltagirone della home di Spazio Poi: indirizzo, pulsante Portami qui e mappa scura delle vie con il segnaposto arancio
La sezione della mappa in home: le tessere arrivano dal sito, e “Portami qui” apre le indicazioni stradali.

Prenotare una scrivania

Il coworking aveva bisogno di prenotazioni, e le prenotazioni sono il punto in cui i siti diventano moduli. Qui il flusso è a passi: giorno, fascia, posto sulla pianta della sala, dati. Una barra numerata dice sempre a che punto sei e si torna indietro con un clic. Su telefono la pianta diventa un elenco di tasti per isola, perché venti posti su uno schermo da trecentonovanta pixel non si toccano.

Il passo di scelta del posto: la pianta della sala coworking con cinque isole da quattro postazioni, due posti scelti
Il terzo passo, la scelta del posto: cinque isole da quattro postazioni, disegnate dal plugin a partire dalla configurazione. Data e disponibilità sono di esempio.

Il codice sta in un plugin nostro, separato dal tema, che gestisce sale, posti, regole di preavviso e chiusure, e Spazio Poi è la sua prima installazione.

Proporre un’attività

Come Casa di Quartiere, Spazio Poi apre la programmazione a chi ha un’idea da portare dentro: un laboratorio, un incontro pubblico, una mostra, uno spettacolo, un percorso di partecipazione civica. Le domande Extopia le aveva preparate in un modulo Google. Le abbiamo portate in un questionario dentro il sito, nella pagina /proposte/, con la grafica di Spazio Poi.

Prima del modulo si scarica il regolamento in PDF, che dice quali proposte vengono accolte e con quali criteri. Le domande sono divise in tre parti: chi propone, la proposta vera e propria (titolo, descrizione, obiettivi, destinatari, programma, esigenze tecniche, budget) e gli impatti e le opportunità, cioè la cooperazione con il territorio, il valore culturale e sociale, i materiali. È un modulo lungo, lo sappiamo. Per questo una barra mostra a che punto sei e le risposte si salvano da sole mentre scrivi, così puoi fermarti a metà e riprendere più tardi dallo stesso browser.

Le proposte le leggono i referenti della Casa di Quartiere una volta al mese, e l’esito arriva entro la seconda settimana del mese successivo. Dietro c’è Prequel, un plugin nostro per i questionari: le domande si costruiscono dal pannello, le proposte arrivano in una bacheca, si esportano in CSV e ognuna si scarica in Word.

Il sito lo tiene in mano il cliente

Il tema è scritto su misura, senza page builder, e ogni testo del sito si cambia dal pannello senza toccare il codice: quelli della home e delle pagine, i riassunti delle card, gli eventi con data, luogo e tipo, perfino le etichette e i messaggi del modulo contatti.

Gli articoli Spazio Poi li scrive su Substack, dove ha anche la newsletter. Per portarli sul sito senza copiarli a mano abbiamo realizzato un plugin, Stackpress: legge la pubblicazione, mostra gli ultimi articoli in home e l’archivio nella pagina del magazine, e dal pannello si sceglie se aprire il pezzo su Substack, in un popup o in un pannello. Quando esce un articolo nuovo, entro un’ora compare anche sul sito. Il campo della newsletter nel footer porta alla pagina di iscrizione di Substack con l’indirizzo già scritto, e il sito non lo salva.

Un clic sull’articolo e il pezzo, preso dal Substack attraverso Stackpress, si apre in un pannello senza lasciare il sito.

Siti per luoghi che fanno tante cose

Le case di quartiere e gli spazi gestiti da associazioni hanno quasi sempre lo stesso nodo: fanno molte cose, e ognuna ha il suo pubblico. Il primo lavoro è decidere con chi gestisce il posto in che ordine raccontarle, e cosa può aspettare una pagina più in là. È una conversazione, e la facciamo prima di aprire il programma di disegno.

Poi c’è la partecipazione. Un posto così vive di chi ci entra con un’idea o con il portatile sotto il braccio, e i passaggi per farlo conviene che stiano dentro il sito invece che su moduli e piattaforme da imparare a parte. Per Spazio Poi sono il questionario delle proposte, le prenotazioni del coworking e il magazine, che si scrive su Substack ma si legge sul sito. I plugin che li fanno funzionare li abbiamo scritti noi e non sono legati a questo sito.

Il sito, alla fine, resta a chi lo usa. In un’associazione lo aggiorna chi trova il tempo fra un evento e l’altro, quindi testi, eventi e moduli si cambiano dal pannello. Ogni modifica che deve passare da noi è una modifica che rischia di restare ferma.

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