Indice dell’articolo11 sezioni
- 01Cosa fa bene ciascuna
- 02Se il budget è uno solo
- 03Esiste già qualcuno che cerca quello che vendi?
- 04Il tuo prodotto si capisce guardandolo?
- 05Quanto vale un cliente?
- 06Quattro situazioni tipiche
- 07L'errore che vediamo più spesso
- 08Due cose che contano più della piattaforma
- 09Quando ha senso averle entrambe
- 10Cosa portarsi a casa
- 11Domande frequenti
Chi comincia a investire in pubblicità online arriva quasi sempre con questa domanda già formulata, e con l’idea che esista una risposta valida per tutti. Non esiste, ma esiste una cosa migliore: un criterio.
La differenza sta in una riga. Su Google raccogli una domanda che esiste già: qualcuno sta cercando quella cosa proprio adesso. Su Meta la domanda la crei tu: nessuno stava cercando niente, e sei tu a interrompere lo scorrimento con qualcosa che merita attenzione.
Da qui discende tutto, compresi gli errori più costosi.
Cosa fa bene ciascuna
Google lavora su persone che si sono già mosse. Hanno un bisogno, lo hanno messo in parole, e stanno cercando chi lo risolve. Il clic costa di più perché quell’intenzione ha un valore, ma è anche il motivo per cui i risultati si vedono in fretta: se la domanda esiste, basta presentarsi. Il rischio, quando si sbaglia, è pagare per ricerche che somigliano alle tue ma non lo sono.
Meta lavora su persone che stavano facendo altro. Nessuno ha chiesto niente, quindi il lavoro non è farsi trovare ma meritare due secondi di attenzione. Il clic costa meno perché quell’attenzione va costruita, e i risultati crescono più lentamente, man mano che il sistema capisce a chi mostrare cosa. Qui la creatività non è il vestito della campagna: è la campagna. Il rischio, quando si sbaglia, è pagare per farsi vedere da persone che non ti volevano.
Detto in un altro modo: sulla ricerca competi con chi vende la stessa cosa, sui social competi con le fotografie degli amici di chi ti sta scorrendo davanti.
Se il budget è uno solo
Tre domande, in ordine. La prima che dà una risposta netta decide.
Esiste già qualcuno che cerca quello che vendi?
Se le persone digitano il nome del tuo prodotto o del tuo servizio, quella domanda è lì e qualcun altro se la sta prendendo. Si comincia da Google: raccogliere è più veloce ed è più facile da misurare.
Il tuo prodotto si capisce guardandolo?
Se il valore si vede in due secondi in una foto o in un video, e se è un acquisto che nasce dal desiderio più che dal bisogno, Meta è il posto giusto. Vale anche al contrario: un servizio complicato da spiegare fatica a funzionare in un formato che ha due secondi per farsi capire.
Quanto vale un cliente?
Se un cliente vale poco e serve volume, si guarda dove il costo per acquisizione regge. Se vale molto e il ciclo di acquisto è lungo, conta più la qualità del contatto che il costo per clic, e la ricerca di solito vince.
Se le prime due risposte tirano in direzioni opposte, comincia da Google. Non perché sia migliore, ma perché ti dice in fretta se qualcuno ti vuole già: è l’informazione più utile che puoi comprare all’inizio.
Quattro situazioni tipiche
Un servizio locale che le persone cercano quando serve. Un idraulico, un dentista, un centro assistenza. La domanda esiste, è urgente e ha un nome preciso. Qui la ricerca vince senza discussione, e il resto del budget conviene metterlo nel far rispondere il telefono in fretta, non in altre piattaforme.
Un prodotto bello che nessuno sta cercando. Un oggetto di design, un articolo da regalo, qualcosa che diventa desiderabile solo quando lo vedi. Nessuno digita il nome di una cosa che non sa che esiste. Qui si comincia dalla piattaforma che mostra, e la ricerca diventa utile dopo, quando le persone iniziano a cercarti per nome.
Un e-commerce con catalogo ampio già avviato. Qui di solito servono entrambe, ma con compiti separati: la ricerca protegge il nome del brand e raccoglie chi ha già deciso, mentre l’altra piattaforma recupera chi ha guardato senza comprare. Il retargeting è la cosa che dà i risultati più rapidi, ed è anche quella che manca più spesso.
Un servizio B2B con ciclo lungo. Poche ricerche al mese, ognuna importante, decisione che richiede settimane e più persone coinvolte. Qui il costo per clic conta poco e il costo per contatto qualificato conta tutto: si parte dalla ricerca, si accetta di pagare parecchio per ogni clic, e si misura il valore a valle e non il volume.
L’errore che vediamo più spesso
Non è scegliere la piattaforma sbagliata. È usarle entrambe per fare la stessa cosa.
In un account che abbiamo analizzato di recente, la diagnosi stava in una riga: entrambe le piattaforme erano ammassate in fondo al funnel e vuote in cima. Google lavorava quasi solo su campagne che raccolgono chi è già pronto, Meta puntava oltre il 70% del budget alla conversione diretta su pubblico freddo. Nessuno costruiva domanda a monte, e nessuno recuperava in modo strutturato chi aveva già mostrato interesse.
Il risultato è un meccanismo che gira a vuoto: la parte che chiude le vendite raschia continuamente lo stesso bacino, e quel bacino nessuno lo riempie. Finché il bacino c’è i numeri sembrano buoni. Quando finisce, il costo per acquisizione sale e sembra che la piattaforma abbia smesso di funzionare.
La struttura sana ha tre piani: qualcosa che porta persone nuove a conoscerti, qualcosa che recupera chi ti ha già guardato senza comprare, qualcosa che chiude. Le due piattaforme possono coprire piani diversi, ed è lì che ha senso averle entrambe.
Due cose che contano più della piattaforma
Il tracciamento. Prima di scegliere dove spendere, serve sapere se il sistema sa riconoscere una vendita. Nello stesso confronto, su una piattaforma la qualità dei dati di acquisto era quasi perfetta, con l’invio lato server attivo e tutti i parametri di riconoscimento coperti; sull’altra era molto più debole. Non è un dettaglio tecnico: le piattaforme ottimizzano su quello che ricevono, e se ricevono dati parziali imparano male e spendono peggio. Un budget su un tracciamento rotto è denaro speso per insegnare la cosa sbagliata a un sistema automatico.
La diversità delle creatività. Nello stesso account c’erano più di venticinque annunci attivi, ma riconducibili a tre concetti quasi identici, caricati tutti lo stesso giorno. Per i sistemi di distribuzione moderni, che scelgono da soli a chi mostrare cosa, venticinque varianti dello stesso concetto valgono quanto una: la creatività oggi è il vero targeting, e tre idee diverse aprono tre strade, trenta ritocchi della stessa idea ne aprono una.
Quando ha senso averle entrambe
Quando il budget consente di dare a ciascuna un compito distinto, e quando c’è abbastanza volume perché ognuna esca dalla fase di apprendimento. Sotto una certa soglia, dividere in due un budget piccolo produce due campagne che non imparano mai: meglio una cosa sola fatta bene.
Il momento naturale per aggiungere la seconda è quando la prima ha smesso di crescere pur funzionando. Se la ricerca converte bene ma il volume è finito, serve qualcuno che crei domanda nuova. Se la generazione di domanda porta traffico e interesse ma le vendite si fermano, serve qualcuno che raccolga chi nel frattempo ha cominciato a cercarti per nome.
Cosa portarsi a casa
- Google raccoglie domanda esistente, Meta la crea. È la sola differenza da cui partire.
- Se non sai da dove cominciare, comincia da dove la domanda esiste già: ti dice prima se il mercato ti vuole.
- L’errore costoso non è la piattaforma sbagliata, è usarle entrambe per chiudere vendite senza che nessuno riempia il bacino a monte.
- Prima di aumentare il budget, verifica che le conversioni arrivino alla piattaforma in modo completo. Un sistema automatico impara da quei dati.
- Tre concetti creativi diversi valgono più di trenta varianti dello stesso.
- Con un budget piccolo, una piattaforma sola fatta bene batte due mezze.
Domande frequenti
Con quale budget minimo ha senso partire?
Quanto tempo prima di capire se funziona?
Devo fermare la SEO se faccio pubblicità?
Meglio gestirle da soli o farle gestire?
La landing page conta più della campagna?
Se stai valutando dove mettere il primo budget, o se hai già campagne attive che non rendono come dovrebbero, il punto di partenza è capire cosa sta già succedendo: ne parliamo nelle pagine Google Ads, Meta Ads e lead generation.
Se vuoi che ne parliamo, scrivici.