Shopify o WooCommerce: come scegliere davvero

Shopify o WooCommerce: come scegliere davvero

7 min di lettura
Indice dell’articolo12 sezioni
  1. 01Il confronto, criterio per criterio
  2. 02Quando conviene Shopify
  3. 03Quando conviene WooCommerce
  4. 04I criteri su cui quasi tutti decidono, e che contano poco
  5. 05Cosa costa davvero, al di là del canone
  6. 06Come si decide in mezz'ora
  7. 07Chi aprirà il pannello domani mattina, e quante volte a settimana?
  8. 08C'è qualcosa che il tuo modo di vendere richiede e che una piattaforma standard non fa?
  9. 09Chi si occuperà del sito fra un anno?
  10. 10Se sei già su una e stai pensando di passare all'altra
  11. 11Cosa portarsi a casa
  12. 12Domande frequenti

È la domanda che arriva per prima, e quasi sempre è posta male. Non esiste la piattaforma migliore in assoluto: esiste quella che regge meglio il modo in cui lavori, il catalogo che hai e le persone che dovranno usarla ogni giorno.

La differenza sta tutta in una riga. Shopify è un prodotto in affitto: paghi un canone e qualcun altro si occupa che funzioni. WooCommerce è un componente che aggiungi a un sito tuo: non paghi il canone, ma il funzionamento è affar tuo. Tutto il resto discende da qui.

Diciamolo subito, così sai da che parte arriva questo articolo: la maggior parte dei negozi che seguiamo oggi è su Shopify, e su WooCommerce abbiamo lavorato soprattutto su store già esistenti. Non è una preferenza ideologica, è il risultato di che tipo di clienti ci ha cercato. Le cose che seguono valgono anche per chi sceglie diversamente.

Il confronto, criterio per criterio

CriterioShopifyWooCommerce
Costo inizialebasso, si parte in giornatavariabile, dipende da tema e sviluppo
Costo ricorrentecanone mensile e app a pagamentohosting, licenze, manutenzione
Chi tiene in piedi il sistemala piattaformatu, o chi paghi perché lo faccia
Aggiornamenti e sicurezzainclusi, invisibiliresponsabilità tua, vanno pianificati
Tempo per andare onlinegiornisettimane
Personalizzazione della vetrinaampia, dentro i limiti del sistemapraticamente illimitata
Personalizzazione del checkoutlimitata, salvo piani altitotale
Catalogo molto grande o complessoregge bene fino a una certa complessità di variantiregge, ma va progettato e ottimizzato
Contenuti editoriali e SEObuoni, con qualche vincolo di struttura URLmassima libertà
Multilingua e mercati esteriintegrato, con vincolilibero, ma da costruire
Integrazione con gestionalivia app o sviluppo su APIdiretta, se il gestionale ha un modo
Dipendenza dal fornitorealta sulla piattaformaalta su chi ti mantiene il sito

Le due righe che decidono quasi sempre sono la terza e la quarta.

Quando conviene Shopify

Quando chi gestisce il negozio non è una persona tecnica. È il motivo più frequente e il più sottovalutato. Un pannello che non si rompe, aggiornamenti che non esistono come problema, e nessuna telefonata a mezzanotte perché il sito è offline.

Quando il negozio deve vendere adesso. Si va online in fretta e si lavora su prodotto e acquisizione invece che su infrastruttura.

Quando il volume conta più della forma. Se il grosso del lavoro è ordini, spedizioni, resi e magazzino, avere una piattaforma che quella parte la fa da sola vale il canone.

Quando nessuno, in azienda, ha il tempo di preoccuparsi di backup e aggiornamenti. Che è la condizione normale di quasi tutte le piccole imprese.

Quando conviene WooCommerce

Quando il sito è prima di tutto un sito, e il negozio è una parte. Un’azienda con molto contenuto, un blog che porta traffico, pagine istituzionali importanti e un catalogo piccolo sta meglio dove il contenuto è di casa.

Quando ti serve qualcosa che il sistema chiuso non fa. Un configuratore, un flusso di preventivo, prezzi diversi per tipo di cliente, un checkout con passaggi tuoi. Sono i casi in cui su una piattaforma chiusa ci si scontra con un limite e si finisce a pagare un piano superiore per aggirarlo.

Quando hai già un gestionale che parla con WordPress, o uno sviluppatore interno, o qualcuno che il sito lo mantiene comunque.

Quando la proprietà completa dello stack è un requisito, non una preferenza. Su WooCommerce hai tutto: file, database, regole.

I criteri su cui quasi tutti decidono, e che contano poco

“Shopify costa un canone, Woo è gratis.” WooCommerce è gratuito come software, non come sistema. Hosting adeguato, tema, plugin a pagamento, aggiornamenti, backup, interventi quando qualcosa si rompe: messi insieme fanno un costo ricorrente, con la differenza che è irregolare e arriva quando meno te lo aspetti, invece di essere una riga fissa ogni mese.

“WooCommerce è più lento.” Non è la piattaforma, è come è fatto il sito. Un negozio WooCommerce curato è veloce; uno con quaranta plugin e un tema pieno di funzioni inutili è lento. Vale anche al contrario: uno store Shopify con dieci app che caricano script su ogni pagina è lento uguale.

“Su Shopify non sei padrone di niente.” Sei padrone dei tuoi dati, del dominio e dei contenuti, e li puoi esportare. Quello che non possiedi è la piattaforma. La domanda giusta non è “di chi è”, ma “quanto mi costa andarmene se un giorno voglio”. Ed è una domanda che vale in entrambe le direzioni.

“Lo dice il mio sviluppatore.” Legittimo, ma chiedi il perché. Se la risposta è “perché lo conosco bene”, è comunque un buon motivo, purché sia detto.

Cosa costa davvero, al di là del canone

Il conto onesto si fa su tre voci, e nessuna delle due piattaforme ne è esente.

Il tempo delle persone. Quante ore al mese qualcuno passa a gestire il negozio, e quanto quel tempo costa. Una piattaforma più semplice da usare tutti i giorni può valere più di qualsiasi risparmio sul canone.

Le funzioni che ti mancheranno. Su Shopify si aggiungono con le app, che hanno un costo mensile ciascuna e che si sommano in fretta. Su WooCommerce si aggiungono con i plugin, che spesso hanno una licenza annuale, e ognuno è un pezzo in più da tenere aggiornato.

La manutenzione. Su Shopify è compresa. Su WooCommerce è un costo che esiste anche quando nessuno lo mette a preventivo, e quando non viene fatta si paga tutta insieme il giorno in cui il sito si buca o smette di funzionare dopo un aggiornamento.

Come si decide in mezz’ora

Se devi arrivare a una risposta oggi, rispondi a queste tre domande e nella maggior parte dei casi la scelta si fa da sola.

Chi aprirà il pannello domani mattina, e quante volte a settimana?

Se è una persona che non ha voglia né tempo di imparare un sistema, e ci entra ogni giorno per gestire ordini, la semplicità quotidiana vale più di qualsiasi altra considerazione. Se invece il negozio viene toccato una volta al mese da qualcuno che se la cava, il criterio pesa molto meno.

C’è qualcosa che il tuo modo di vendere richiede e che una piattaforma standard non fa?

Prezzi diversi per cliente, quantità minime, prodotti configurabili, un passaggio in più prima del pagamento. Se la risposta è sì e non è negoziabile, questa domanda da sola decide.

Chi si occuperà del sito fra un anno?

Se hai già un fornitore o una persona interna che mantiene il sito, la scelta può seguire le sue competenze. Se non ce l’hai e non hai intenzione di averlo, scegliere qualcosa che richiede manutenzione è una decisione che presenterà il conto.

Se le tre risposte tirano in direzioni diverse, vince quasi sempre la prima: il sistema lo usa una persona, tutti i giorni, e se quella persona lavora male il negozio vende meno a prescindere dalla tecnologia.

Se sei già su una e stai pensando di passare all’altra

La cosa più importante non è la piattaforma di arrivo: è come ci arrivi.

Una migrazione fatta senza portarsi dietro gli indirizzi delle pagine vecchie può costare più di quanto valga il cambio. Ne abbiamo scritto per esteso partendo da un caso reale in questo articolo sul traffico perso dopo un restyling: vale la pena leggerlo prima di decidere, perché il problema si previene facilmente e si ripara con fatica.

Cosa portarsi a casa

  • Shopify è un servizio in affitto, WooCommerce un componente su un sito tuo. Da qui discende tutto il resto.
  • Le due domande che decidono: chi gestirà il negozio ogni giorno, e chi lo terrà in piedi nel tempo.
  • Il confronto sui costi va fatto su tre anni e includendo le persone, non sul canone del primo mese.
  • La velocità non dipende dalla piattaforma ma da come è costruito il negozio.
  • Se il sito è soprattutto contenuto con un piccolo catalogo, WooCommerce è a casa sua. Se il lavoro quotidiano è vendere e spedire, Shopify toglie problemi.
  • Qualunque cosa scegli, la migrazione va progettata prima: è lì che si perdono i risultati guadagnati.

Domande frequenti

Posso iniziare su una e passare all’altra più avanti?
Sì, si fa, ed è un progetto vero: vanno trasferiti prodotti, clienti, ordini storici e soprattutto vanno mappati tutti i vecchi indirizzi verso i nuovi. Il costo del cambio non è nella piattaforma, è in questo lavoro.
Quale delle due è migliore per la SEO?
Nessuna delle due ha un vantaggio strutturale: si posizionano allo stesso modo se sono costruite bene. WooCommerce dà più libertà sulla struttura degli indirizzi e sui contenuti; Shopify ha una struttura più rigida ma coerente e difficile da sbagliare. Contano molto di più contenuti, velocità e link.
Con quanti prodotti WooCommerce comincia a soffrire?
Non c’è un numero. Soffre quando il sito è ospitato su un hosting economico, quando i plugin si accumulano e quando le pagine di catalogo non vengono ottimizzate. Cataloghi grandi funzionano bene, ma vanno progettati e costano di più.
Le app di Shopify sono un costo nascosto?
Non nascosto, ma facile da sottovalutare. Ognuna ha un canone e ci si accorge del totale a fine anno. Vale la pena partire con poche e aggiungerne solo quando un bisogno si è manifestato davvero.
E le altre piattaforme?
Per progetti molto piccoli i costruttori tutto-in-uno funzionano. Il problema arriva quando il business cresce: a quel punto o accetti i limiti o rifai, e rifare costa più che partire nel modo giusto.

Se stai valutando su cosa costruire il tuo negozio, o se ne hai già uno e vuoi capire se conviene restare dove sei, ne parliamo volentieri: come lavoriamo lo trovi nelle pagine e-commerce, Shopify e WooCommerce.

Se vuoi che ne parliamo, scrivici.

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