Come funzionano i modelli AI: OpenAI, Claude, Gemini spiegati semplici

Come funzionano i modelli AI: OpenAI, Claude, Gemini spiegati semplici

7 min di lettura
Indice dell’articolo16 sezioni
  1. 01Cosa sono davvero gli LLM
  2. 02I tre passi che ogni LLM fa, sempre
  3. 031. Tokenizzazione: dalla parola al numero
  4. 042. Attenzione: cosa guardare nel contesto
  5. 053. Generazione: una parola alla volta
  6. 06Tre cose che gli LLM fanno bene (e perché)
  7. 07Tre cose dove sbagliano (e cosa significa per te)
  8. 08Allucinazioni
  9. 09Conoscenza congelata
  10. 10Ragionamento matematico fragile
  11. 11OpenAI vs Anthropic vs Google: chi sceglie cosa
  12. 12Cosa cambia per chi ha un'azienda
  13. 13Cosa portarsi a casa
  14. 14Conclusione
  15. 15Continua a leggere
  16. 16Domande frequenti

Un cliente ci chiede: “ma quando uso ChatGPT, il modello capisce davvero cosa scrivo?”. Risposta corta: no, non come lo capisce un essere umano. Risposta utile: capisce nel modo in cui un sistema statistico molto grande può capire — predicendo la parola più probabile, una alla volta, basandosi su miliardi di esempi. Tradotto: nessuna magia, tantissima matematica. E questo, oggi, basta a cambiare il modo di lavorare nei nostri studi e nei tuoi.

Cosa sono davvero gli LLM

Quando parliamo di “AI” in un contesto professionale (ChatGPT, Claude, Gemini, Copilot) parliamo di Large Language Models, in italiano “modelli linguistici di grandi dimensioni”. Sono reti neurali addestrate a fare un compito apparentemente banale: data una sequenza di parole, predire la parola successiva. Stop. Tutto il resto — scrivere un’email, riassumere un PDF, debuggare codice, tradurre — è una conseguenza emersa da quel singolo task ripetuto su scala mostruosa.

OpenAI con GPT, Anthropic con Claude, Google con Gemini, Meta con Llama: stessa famiglia di tecnologie, stessa architettura sottostante (il Transformer, paper del 2017), differenze nella dimensione del modello, nei dati di addestramento, e nel modo in cui vengono “finiti” per renderli utili.

I tre passi che ogni LLM fa, sempre

Quando scrivi una domanda nell’interfaccia di ChatGPT — o quando il nostro chatbot Innova interroga GPT-5 in produzione — succedono tre cose, sempre nello stesso ordine.

1. Tokenizzazione: dalla parola al numero

Il testo che scrivi non entra nel modello come testo. Viene spezzato in token — pezzi di parola, sillabe, segni di punteggiatura. La frase “ciao mondo” diventa qualcosa tipo [12534, 8281], due numeri che il modello sa maneggiare. I modelli moderni gestiscono vocabolari di 50.000-200.000 token. Le lingue rare hanno meno token dedicati: lo italiano usa il 20-30% di token in più dell’inglese a parità di contenuto. È il motivo per cui le API a pagamento costano leggermente di più se lavori in italiano.

2. Attenzione: cosa guardare nel contesto

Il cuore del Transformer è il meccanismo di attenzione: ogni nuovo token che il modello deve produrre “guarda” tutti i token precedenti del tuo prompt e decide quali sono rilevanti. Non lo fa con regole scritte da un programmatore — ha imparato i pesi dell’attenzione leggendo terabyte di testo durante l’addestramento.

Esempio concreto: se scrivi “Marco è un avvocato. Ieri ha vinto una causa importante. Lui ora è felice.”, quando il modello deve risolvere “Lui” capisce — dai pesi dell’attenzione — che si riferisce a Marco. È statistica, non grammatica. E proprio per questo i modelli a volte sbagliano quando il contesto è ambiguo: stanno tirando a indovinare la cosa più probabile.

3. Generazione: una parola alla volta

Una volta calcolata l’attenzione, il modello produce una distribuzione di probabilità su tutto il vocabolario: per ogni possibile token, una percentuale. Poi ne sceglie uno — il più probabile, o uno tra i primi N con una piccola dose di casualità (il parametro temperature). Quel token diventa parte del prompt e il ciclo ricomincia, finché il modello non produce un token speciale di “stop”.

Quando vedi ChatGPT che ti scrive parola per parola, non è effetto grafico: è esattamente quello che sta succedendo dietro le quinte. Una parola, attenzione, distribuzione, scelta, ripeti.

Tre cose che gli LLM fanno bene (e perché)

Capire la meccanica aiuta a capire dove gli LLM brillano davvero, e dove no.

  • Sintetizzare — riassumere un testo lungo, estrarre punti chiave, riformulare in un tono diverso. È quasi sempre affidabile: il modello “compatta” senza dover inventare.
  • Tradurre — passaggi fluidi tra lingue, registri, target di pubblico. I migliori LLM hanno superato i traduttori automatici dedicati su quasi tutti i benchmark dal 2024.
  • Generare bozze — email, descrizioni prodotto, codice di partenza, articoli, mockup di copy. Non è il prodotto finale, è una bozza da rivedere. Risparmia il 60-80% del tempo di scrittura iniziale.

Tre cose dove sbagliano (e cosa significa per te)

Le debolezze sono il rovescio della medaglia delle forze.

Allucinazioni

Il modello deve sempre produrre qualcosa: non sa dire “non lo so” se non lo abbiamo addestrato espressamente a farlo. Risultato: quando non ha informazione, la inventa in modo plausibile. Cita libri inesistenti, fornisce statistiche fabbricate, attribuisce frasi a persone sbagliate. Per un articolo da rivedere è gestibile. Per una decisione di business basata solo sull’output del modello è un rischio serio.

Conoscenza congelata

Gli LLM hanno una data di cutoff della conoscenza: tutto quello che è successo dopo l’ultimo addestramento, il modello non lo sa. GPT-5 cutoff fine 2025, Claude 4.7 cutoff inizio 2026. Per fatti recenti — un cambio normativo, un evento di ieri, un prezzo aggiornato — serve sempre integrare con strumenti esterni (web search, RAG, API specifiche).

Ragionamento matematico fragile

Sommare numeri grandi, calcolare proporzioni, applicare formule esatte: l’LLM “indovina” la risposta dalla forma della domanda, non dalla logica. Per task quantitativi seri, oggi il pattern giusto è far chiamare al modello uno strumento esterno (calcolatrice, Python sandbox, foglio Excel) invece di affidarsi al suo “intuito numerico”. Le piattaforme che integrano questo (function calling, tool use) sono nettamente più affidabili sui task numerici.

OpenAI vs Anthropic vs Google: chi sceglie cosa

La domanda che ci fanno tutti i clienti che stanno valutando di integrare AI nel loro flusso. Risposta sintetica, basata sui progetti che abbiamo costruito noi.

  • OpenAI (GPT-5, GPT-4o, o4-mini) — ecosistema più maturo, API rodata, integrazione semplice con strumenti come Zapier, Make, n8n. Costa di più dei concorrenti, ma è quello che fa funzionare il 70% dei chatbot in produzione oggi.
  • Anthropic (Claude Opus 4.7, Sonnet 4.6, Haiku 4.5) — meglio sul ragionamento complesso, sui task lunghi, sul codice. Limite di contesto enorme. È quello che usiamo internamente per la code review e per costruire automazioni serie.
  • Google (Gemini 2.5 Pro, Flash) — eccelle in multimodalità (immagini, video, audio) e ha la migliore integrazione con Workspace, Drive, Search. Per i clienti già su ecosistema Google è la scelta naturale.

Nessuno è “il migliore” in assoluto. La scelta dipende da: caso d’uso, volume di chiamate, vincoli normativi (data residency UE), integrazioni esistenti. Spesso conviene un’architettura multi-provider con failover, e nei nostri progetti più strutturati è quello che facciamo.

Cosa cambia per chi ha un’azienda

L’AI generativa nel 2026 non è più una curiosità. È un nuovo livello di automazione del lavoro intellettuale, e chi non lo integra parte svantaggiato. Tre aree dove vediamo l’impatto più concreto nei nostri clienti.

  1. Customer service — chatbot che gestiscono il 60-80% delle richieste FAQ a costo prossimo a zero, lasciando agli operatori umani solo i casi complessi.
  2. Generazione contenuti — descrizioni prodotto per e-commerce, email marketing, newsletter, SEO content — prima drafting, poi revisione umana. Velocità: 5-10x rispetto al manuale.
  3. Analisi documenti — riassumere preventivi, contratti, report finanziari, articoli scientifici. Tempo recuperato per task analitici di livello superiore.

Il punto chiave: l’AI non sostituisce il tuo team, lo amplifica. Le aziende che vincono sono quelle che ridisegnano i processi mettendo l’AI al posto giusto, non quelle che la incollano sopra il vecchio workflow.

Cosa portarsi a casa

  • Gli LLM predicono una parola alla volta, basandosi su statistica appresa da terabyte di testo. Nessuna comprensione vera, ma comportamenti molto utili.
  • Sono bravi in sintesi, traduzione, generazione bozze. Sono fragili in matematica esatta, conoscenza recente, decisioni critiche senza supervisione.
  • OpenAI, Anthropic, Google sono i tre player rilevanti in occidente. La scelta dipende dal caso d’uso, non da claim di marketing.

“Bello, sì — ma prima funzionante.” L’AI è uno strumento potente quando ne capisci i limiti. Quando li ignori, diventa un generatore di problemi plausibili.

Conclusione

Capire come funzionano gli LLM non è esercizio teorico. È la base per scegliere bene dove e come integrarli nel tuo lavoro — invece di farsi attirare dall’ultimo strumento che promette miracoli. Noi in Innova li usiamo ogni giorno: nei chatbot dei nostri clienti, nei sistemi di automazione, nelle pipeline di generazione contenuto, e per il nostro framework open source di valutazione (llm-eval-harness).

Se vuoi capire dove l’AI può portare valore reale nella tua azienda, ne parliamo. Niente vetrine, solo strumenti che vendono.

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Domande frequenti

Cosa sono gli LLM in parole semplici?
Sono modelli linguistici addestrati su enormi quantità di testo a prevedere la parola successiva. Da questa capacità statistica emerge la possibilità di rispondere, riassumere e scrivere. Non capiscono come una persona: riconoscono e ricombinano schemi del linguaggio.
Qual è la differenza tra OpenAI, Claude e Gemini?
Sono famiglie di modelli diverse, con punti di forza diversi su ragionamento, scrittura, contesto lungo e integrazione con altri strumenti. Per un’azienda la scelta dipende dal caso d’uso e dall’ecosistema, più che da un migliore assoluto.
Ci si può fidare delle risposte di un’AI?
Con metodo. Gli LLM possono produrre risposte plausibili ma errate (le cosiddette allucinazioni), quindi su dati sensibili o decisioni importanti vanno verificati. Usati con supervisione e fonti sono ottimi acceleratori; usati alla cieca, un rischio.

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