Indice dell’articolo19 sezioni
- 01Il sito esiste per Google?
- 021. Il sito è indicizzabile
- 032. Quante pagine conosce Google, rispetto a quante ne hai
- 043. Le pagine che avevano traffico rispondono ancora
- 054. Esiste una sola versione del sito
- 06Le pagine dicono qualcosa?
- 075. Title e meta description ci sono, sono unici e dicono cosa c'è dentro
- 086. Un H1 per pagina, e una gerarchia che si legge
- 097. Quanto contenuto unico ha davvero ogni pagina
- 108. Ci sono pagine che si fanno concorrenza da sole
- 11Il sito regge alla prova?
- 129. La velocità misurata sulle persone vere, non sul tuo computer
- 1310. Il sito sul telefono è lo stesso sito
- 1411. Dati strutturati e firma umana
- 1512. Le query dove compari senza essere cliccato
- 16In che ordine si sistemano le cose
- 17Quanto dura, in pratica
- 18Cosa portarsi a casa
- 19Domande frequenti
Quasi tutte le analisi SEO che girano in rete finiscono con un numero. Il tuo sito ha 62 su 100, c’è una barra colorata, ci sono ventisette avvisi arancioni su attributi che non ha letto mai nessuno. Il numero non è falso. È solo inutile, perché non dice da dove si comincia né quanto ti costa non farlo.
L’analisi che facciamo prima di toccare un sito ha una forma diversa: dodici domande, in ordine di gravità. Le prime quattro riguardano il fatto che il sito esista per Google. Se lì c’è un problema, tutto il resto è tempo perso, perché stai ottimizzando pagine che nessuno sta leggendo.
Se vuoi partire da una scansione automatica prima di leggere il resto, il nostro SEO Analyzer copre in pochi minuti le quattro aree che una macchina può controllare da sola: on-page, tecnica, performance e qualità dei contenuti. Sono i punti 1, 5, 6, 9 e 11 di questa lista. Poi torna qui, perché gli altri sette nessuno strumento te li dà già decisi.
Il sito esiste per Google?
1. Il sito è indicizzabile
Il controllo più banale è anche quello che trova i disastri più grossi. Apri tuosito.it/robots.txt e guarda se c’è un Disallow: /. Poi controlla in WordPress che “Scoraggia i motori di ricerca dall’indicizzare questo sito” sia spento.
Succede più spesso di quanto sembri: si lavora su un ambiente di prova con il noindex attivo, si va online, e il noindex resta. Il sito è perfetto e invisibile. Ci vogliono trenta secondi a verificarlo e mesi ad accorgersene per caso.
2. Quante pagine conosce Google, rispetto a quante ne hai
In Search Console, sezione Indicizzazione delle pagine, hai due numeri: le pagine indicizzate e quelle escluse, con il motivo. Confrontali con quante pagine pensi di avere.
Se ne hai 200 e Google ne ha indicizzate 40, il problema non è il posizionamento. Se ne hai 40 e Google ne ha indicizzate 300, stai generando pagine che non sai di avere, di solito archivi, filtri o pagine di paginazione.
3. Le pagine che avevano traffico rispondono ancora
Questo è il punto che salta fuori dopo ogni rifacimento di sito, ed è il più caro di tutti. Esporta da Search Console l’elenco delle pagine con almeno un’impressione negli ultimi novanta giorni e verifica una per una che rispondano 200 e non 404.
Ci è capitato sul nostro stesso sito, a inizio agosto: 191 pagine su 292 rispondevano 404 dopo la migrazione al sito nuovo, e valevano due terzi di tutta la visibilità organica. Ne parliamo per esteso fra due settimane, perché merita un articolo suo.
Il punto da portarsi a casa è che un sito nuovo più bello di quello vecchio può comunque dimezzarti il traffico, se le vecchie URL non atterrano da nessuna parte.
4. Esiste una sola versione del sito
Il sito deve rispondere a un solo indirizzo. Prova http://, https://, con e senza www, con e senza la barra finale: tutte le combinazioni devono portare, con un redirect solo, alla stessa versione. Poi controlla che i sottodomini di prova dell’hosting non siano rimasti in giro, perché duplicano il sito intero.
Sul nostro dominio ne avevamo tre in indice, compreso quello di anteprima dell’hosting. Nessuno li aveva messi lì di proposito.
Le pagine dicono qualcosa?
5. Title e meta description ci sono, sono unici e dicono cosa c’è dentro
Il title è l’unico elemento che conta ancora tantissimo e che si sistema in un pomeriggio. Serve che ogni pagina ne abbia uno diverso, che contenga la parola con cui una persona cercherebbe quella cosa, e che stia sotto i sessanta caratteri circa.
Attenzione ai title generati dai plugin con una variabile che non viene sostituita: escono vuoti, o con il cancelletto del markdown davanti, e non se ne accorge nessuno perché nel pannello sembrano corretti. Si controlla guardando il sorgente della pagina pubblicata, non il campo nel back office.
6. Un H1 per pagina, e una gerarchia che si legge
Un solo H1, che dica di cosa parla la pagina. Gli H2 sotto, gli H3 dentro gli H2. Non è una regola formale: è il modo in cui i motori e i sistemi di AI capiscono la struttura del discorso per poterne citare un pezzo.
L’errore tipico dei temi moderni è avere il logo dentro un H1, così che l’unico H1 della pagina dica il nome dell’azienda su ogni pagina del sito.
7. Quanto contenuto unico ha davvero ogni pagina
Prendi una pagina di servizio e conta le parole. Poi togli il menu, il breadcrumb, il blocco “tutti i nostri servizi”, il footer e il banner dei cookie, che sono identici su tutto il sito. Quello che resta è il contenuto unico.
Capita spesso di trovare pagine da 500 parole di cui 400 sono impalcatura ripetuta, e 100 sono la pagina. Sono pagine che esistono nel menu e non nella ricerca, e sono quasi sempre le pagine commerciali più importanti.
8. Ci sono pagine che si fanno concorrenza da sole
Cerca su Google site:tuosito.it più la parola chiave che ti interessa. Se escono tre o quattro pagine che dicono quasi la stessa cosa, stai dividendo la forza fra loro, e Google sceglie a caso quale mostrare.
Il caso più frequente sono gli archivi per tag: trentanove pagine tag per diciassette articoli, ognuna con quattrocento parole di sola impalcatura. Quelle pagine non posizioneranno mai nulla e intanto consumano scansione. Si mettono in noindex e si riducono a una decina, tenendo solo i tag usati da almeno tre o quattro contenuti.
Il sito regge alla prova?
9. La velocità misurata sulle persone vere, non sul tuo computer
I punteggi di PageSpeed sono simulazioni. I dati che contano sono quelli di campo, raccolti da Chrome sugli utenti reali, che trovi in Search Console sotto Segnali web essenziali e nel rapporto CrUX.
Le tre misure sono LCP (quanto ci mette a comparire l’elemento principale), INP (quanto tempo passa fra il tocco e la reazione della pagina) e CLS (quanto la pagina balla mentre carica). La causa numero uno di LCP lento resta l’immagine grande in cima alla pagina, caricata a piena risoluzione e ridimensionata via CSS.
10. Il sito sul telefono è lo stesso sito
Non basta che sia responsive. Verifica che sul telefono ci siano gli stessi testi, gli stessi link e gli stessi dati strutturati del desktop, perché Google indicizza la versione mobile. Se un accordion nasconde metà del contenuto e quel contenuto viene caricato solo al clic con JavaScript, per l’indicizzazione quel contenuto non esiste.
11. Dati strutturati e firma umana
Lo schema serve a dire in modo esplicito cosa c’è nella pagina: Article per un post, Product per un prodotto, LocalBusiness per un’attività con una sede, FAQPage per le domande frequenti. Si valida con il test dei risultati avanzati di Google.
Un pezzo che oggi vale più di prima è l’autore. Con le risposte generate dall’AI, un contenuto firmato da una persona reale, con un ruolo e una biografia visibile in pagina, ha più probabilità di essere ripreso di uno anonimo. Se l’autore esiste solo dentro lo schema e non si vede da nessuna parte, il segnale è mezzo sprecato.
12. Le query dove compari senza essere cliccato
È l’ultimo controllo della lista ed è quello che di solito produce il lavoro più redditizio. In Search Console, rapporto Prestazioni, ordina le query per impressioni e guarda quelle con molte impressioni e zero clic.
Sono ricerche in cui esisti già per Google, ma stai in quinta pagina. Non devi convincere nessuno che l’argomento sia rilevante, lo ha già stabilito il motore: devi solo dare a quella pagina il contenuto che le manca. Quasi sempre è più veloce e più redditizio che partire da una parola chiave nuova, dove sei a zero.
In che ordine si sistemano le cose
L’ordine della lista è già l’ordine di intervento, e non è discutibile fino al punto 4. Un sito non indicizzabile o pieno di 404 non si ottimizza, si ripara.
Dal punto 5 in poi si sceglie con un criterio solo: quanto traffico è già in ballo. Una pagina che ha impressioni e nessun clic vale più di dieci pagine nuove da scrivere, perché il lavoro è già stato validato dal mercato. Le pagine nuove vengono dopo, quando quelle esistenti sono a posto.
Quanto dura, in pratica
Su un sito da cinquanta pagine, i dodici punti si fanno in mezza giornata se hai gli accessi a Search Console e all’hosting. Su un e-commerce da mille prodotti servono due o tre giorni, perché i punti 7 e 8 vanno affrontati per gruppi di pagine e non una a una.
La parte lunga non è l’analisi: è decidere cosa non fare. Un’analisi che produce quaranta azioni tutte importanti non è un’analisi, è un elenco.
Cosa portarsi a casa
- I primi quattro punti sono binari: o il sito è raggiungibile e indicizzabile, o il resto non conta.
- Dopo un rifacimento, la prima cosa da controllare sono le vecchie URL. È lì che sparisce il traffico, ed è la cosa più semplice da prevenire.
- Il contenuto unico di una pagina si misura togliendo tutto ciò che è uguale su tutte le altre pagine.
- Le query con tante impressioni e zero clic sono il lavoro più redditizio che hai in casa.
- Un’analisi serve a decidere cosa fare per primo. Se finisce con un voto e non con un ordine di lavoro, non è servita.
Domande frequenti
Un’analisi SEO gratuita serve a qualcosa?
Ogni quanto va rifatta?
Servono strumenti a pagamento?
Il sito è appena stato rifatto e il traffico è crollato, da dove comincio?
Quanto tempo passa prima di vedere i risultati?
Se preferisci che questa analisi la faccia qualcun altro, è il primo passo del nostro audit digitale, e quello che ne esce è un ordine di lavoro con le stime di impatto, non un elenco di avvisi. Se invece vuoi capire come lavoriamo sulla parte organica, c’è la pagina SEO.
Per una prima scansione automatica, intanto, il punto di partenza resta il SEO Analyzer. Se dopo averla letta vuoi che ne parliamo, scrivici.