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Generare l’immagine di un prodotto oggi costa pochi centesimi e due minuti. Per chi vende online la tentazione è ovvia: cataloghi interi senza servizio fotografico, ambientazioni che sarebbe costoso allestire, stagioni intere pronte in una serata.
Dal 2 agosto 2026 c’è un elemento in più da tenere in conto, perché gli obblighi di trasparenza del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale sono diventati operativi. Ma la domanda che conta davvero per un e-commerce viene prima della norma, ed è un’altra: quale immagine aiuta a vendere e quale, invece, ti costa un reso e una recensione da una stella.
Cosa è cambiato il 2 agosto
Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale prevede un calendario scaglionato. Il 2 agosto 2026 è la data in cui è diventato applicabile l’articolo 50, quello sugli obblighi di trasparenza. Il pacchetto di semplificazione approvato dal Consiglio dell’Unione a fine giugno ha rinviato altri capitoli, come le regole sui sistemi ad alto rischio, ma la trasparenza è rimasta a questa data.
In sintesi molto pratica, il regolamento distingue due ruoli.
Chi fornisce il sistema che genera contenuti deve marcarli in un formato leggibile dalle macchine, così che si possa riconoscere che sono sintetici. È un obbligo che ricade su chi sviluppa lo strumento, non su chi lo usa. Per i sistemi già sul mercato prima della scadenza c’è un periodo di transizione che arriva al 2 dicembre 2026.
Chi usa il sistema in ambito professionale ha un obbligo diverso: dichiarare i contenuti che rientrano nella definizione di deepfake.
Ed è qui che la cosa riguarda gli e-commerce più di quanto sembri. Nel linguaggio comune “deepfake” fa pensare al video di un personaggio famoso che dice cose che non ha mai detto. La definizione del regolamento è più larga: comprende immagini generate o manipolate che assomigliano a persone, oggetti, luoghi o eventi esistenti, e che appaiono falsamente autentiche. Gli oggetti ci sono dentro, e un prodotto in vendita è un oggetto esistente.
Il regolamento prevede anche esclusioni, e la più rilevante per chi lavora con le foto è quella per le funzioni di modifica standard che non alterano in modo sostanziale il contenuto. Correggere l’esposizione di una fotografia vera è un conto, costruire da zero un prodotto che non è mai stato davanti a un obiettivo è un altro.
Un’ultima cosa utile da sapere: le immagini realizzate prima di agosto non sono esenti per il fatto di essere vecchie. Quello che conta è quando vengono pubblicate.
Qui ci fermiamo, perché non siamo avvocati e questo non è un parere legale. Se il tuo catalogo è fatto in buona parte di immagini generate, la valutazione del caso specifico va fatta con un consulente. Quello su cui possiamo essere utili è il resto: come si lavora perché il problema non si ponga.
Il problema vero viene prima della norma
Mettiamo da parte per un attimo il regolamento.
Un’immagine di prodotto ha un solo compito: far capire a chi compra che cosa riceverà. Se l’immagine promette un colore più saturo, una finitura più lucida, una dimensione che non corrisponde, quello che succede non è una sanzione: sono resi, assistenza, recensioni negative e un cliente che non torna. E questo vale da molto prima dell’AI, perché rappresentare un prodotto in modo ingannevole è già oggi una pratica commerciale scorretta.
L’intelligenza artificiale non ha creato il problema. Lo ha reso enormemente più facile da commettere per distrazione, perché adesso puoi ottenere in trenta secondi un’immagine bellissima di un prodotto che non esiste in quella forma.
Come le facciamo noi
La nostra regola sta in una riga: il prodotto non si genera, si fotografa. L’AI costruisce la scena intorno.
Tradotta nel lavoro di tutti i giorni, significa alcune cose molto concrete.
Senza foto reali non si comincia. Il brief per chi genera le immagini ha un campo obbligatorio: le fotografie del prodotto vero. Niente foto, niente generazione. Non è una formalità, è il riferimento su cui si misura tutto il resto.
Nel brief si scrive cosa non può cambiare. Forma e proporzioni, colori esatti con il codice quando esiste, materiali e finiture, dettagli distintivi come loghi, cuciture, incisioni, etichette. Tutto il resto, cioè la luce, lo sfondo, il contesto, è terreno libero per l’AI. È lì che porta un vantaggio vero: allestire una scena costa, e generarla no.
Il controllo è a due livelli, e alcuni difetti sono bloccanti. Sulla fedeltà: forma che corrisponde alle foto reali, colori confrontati affiancati e mai a memoria, proporzioni e scala giuste anche rispetto agli oggetti intorno, dettagli distintivi presenti e non deformati. Sugli artefatti: niente manici doppi o bordi fusi, niente testo inventato sul prodotto, ombre e riflessi coerenti con la luce della scena, niente oggetti fantasma nello sfondo.
Il set si valuta insieme, non immagine per immagine. Il difetto più insidioso non è quello evidente: è la deriva. Il colore che cambia impercettibilmente da uno scatto all’altro, la temperatura della luce che si sposta, la forma che si allontana un poco alla volta. Se una sola immagine del set ha un problema bloccante, non si carica il resto “intanto”: si completa e si carica tutto insieme.
Niente elementi che creino aspettative sbagliate. Se nella scena compaiono accessori che non sono compresi nell’acquisto, o si tolgono o devono essere inequivocabilmente distinguibili.
L’ultimo passaggio è sempre umano. Chi genera le immagini non le carica mai direttamente sul negozio. C’è un’approvazione esplicita prima della pubblicazione, e la consegna si blocca quando l’immagine rappresenta un prodotto che non esiste così, quando i dettagli sono sbagliati, o quando l’insieme risulta ingannevole.
Non è cautela da azienda spaventata dalle novità. È che un catalogo di immagini bellissime e poco fedeli produce un numero di resi che si mangia in fretta il risparmio sul servizio fotografico.
Tre cose da fare questa settimana, se vendi online
Sapere cosa hai in catalogo. La domanda a cui bisogna saper rispondere è: quali immagini sul mio sito sono generate, del tutto o in parte? Se la risposta è “non lo so”, quello è il primo lavoro da fare, e conviene tenerne traccia in modo stabile, per esempio in una colonna del foglio con cui gestisci il catalogo.
Distinguere ritocco e generazione. Sono due cose diverse anche per il regolamento. Un’immagine reale con la luce sistemata non è la stessa cosa di un prodotto costruito da zero in una scena mai esistita. Se il processo interno le tratta allo stesso modo, il primo risultato è che nessuno sa più quale sia quale.
Non ripulire i metadati. Molti flussi di ottimizzazione delle immagini rimuovono per default tutte le informazioni incorporate nel file, comprese quelle sulla provenienza che gli strumenti di generazione stanno cominciando a scriverci dentro. Vale la pena controllare cosa fa il proprio, prima di scoprire di aver cancellato l’unica traccia disponibile.
Cosa portarsi a casa
- Dal 2 agosto 2026 gli obblighi di trasparenza del regolamento europeo sono operativi. La marcatura dei contenuti tocca a chi fornisce lo strumento, con transizione fino a dicembre; a chi pubblica tocca dichiarare ciò che rientra nella definizione di deepfake.
- Quella definizione comprende anche gli oggetti esistenti, quindi riguarda le foto di prodotto più di quanto suggerisca il termine.
- Correggere una fotografia vera e generare un prodotto da zero sono due attività diverse, e il regolamento le tratta in modo diverso.
- Prima ancora della norma, l’immagine che promette qualcosa che il pacco non contiene si paga in resi e recensioni.
- Il modo più semplice per stare tranquilli è generare la scena e non il prodotto, partendo sempre da fotografie reali.
- Serve un controllo umano prima della pubblicazione, e la possibilità di dire di no.
Domande frequenti
Posso usare immagini generate con l’AI nelle schede prodotto?
Devo scrivere “immagine generata con AI” sotto ogni foto del catalogo?
Il ritocco di una foto vera conta come contenuto generato?
Le immagini fatte prima di agosto vanno trattate diversamente?
Cosa rischio se l’immagine è semplicemente più bella del prodotto reale?
Se stai valutando come gestire le immagini del tuo catalogo, il punto di partenza è capire quali servono davvero e con che criterio produrle: ne parliamo nel nostro servizio fotografico e nei progetti e-commerce. Se invece il tema è più ampio e riguarda dove l’AI conviene davvero nel tuo processo, c’è la pagina AI strategy.
Se vuoi che ne parliamo, scrivici.